Predica: Giovanni 12, 12-19

 

12 Il giorno seguente, la gran folla che era venuta alla festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, 13 prese dei rami di palme, uscì a incontrarlo, e gridava: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!» 14 Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: 15 «Non temere, figlia di Sion! / Ecco, il tuo re viene, / montato sopra un puledro d’asina!»
16 I suoi discepoli non compresero subito queste cose; ma quando Gesù fu glorificato, allora si ricordarono che queste cose erano state scritte di lui, e che essi gliele avevano fatte.
17 La folla dunque, che era con lui quando aveva chiamato Lazzaro fuori dal sepolcro e l’aveva risuscitato dai morti, ne rendeva testimonianza. 
18 Per questo la folla gli andò incontro, perché avevano udito che egli aveva fatto quel segno miracoloso. 19 Perciò i farisei dicevano tra di loro: «Vedete che non guadagnate nulla? Ecco, il mondo gli corre dietro!».

 

 

Cara Comunità!

Non si mettono i vestiti per terra, in strada, altrimenti si sporcano.

Non voglio sapere, care madri, che cosa direste a vostro figlio se stendesse per terra la giacca o il pullover per farci camminare sopra altri, e per di più fuori.

Imprechiamo già per ogni macchia di grasso rimediata durante il gioco.

Bisogna tenere da conto i vestiti. Ce lo insegnano fin da quando siamo bambini.

Il loro posto non è sulla strada e nessuno ci deve passare sopra, calpestandoli.

La storia dei vestiti sulla strada non si conforma al nostro ideale di cura e può indurre i nostri bambini a pensieri sciocchi.

Ma c’è, eccola qui.

Le informazioni del Vangelo sull’entrata di Gesù a Gerusalemme sono chiare:

Molte persone distendono i loro vestiti sul suo cammino; ma altri mettono rami verdi, presi nei campi (Mk 11,8).

 

Che cosa accadde a Gerusalemme?

Perché non sono i bambini, ma anche gli adulti avevano disteso sulla strada le loro vesti.

Forse che la gente, allora, trattava i propri capi di tessuto con maggiore generosità?

No, certo, perché la veste superiore di una persona era, allora, molto più preziosa delle nostre giacche e cappotti, comprati ai grandi magazzini.

La parte superiore della veste si conservava, in effetti, per tutta la vita.

 

Quindi, dovette accadere qualcosa di molto speciale, perché la gente distendesse al suo le proprie vesti preziose.

Gesù era prezioso, per loro.

Gesù gli aveva fatto dimenticare, per un momento, i danni che le loro vesti avrebbero potuto subire, quando entrò montando un asino,

così come accade ai bambini quando, nell’entusiasmo del gioco, dimenticano di badare alle loro cose.

“Mamma, non mi ero accorto del fango su tutti i pantaloni, però abbiamo scavato una buca grossissima.”

Chi non ha mai sentito o detto in prima persona frasi simili?

Quando le persone dimenticano se stesse, i vestiti diventano di secondaria importanza.

E questo non vale solo per i bambini, ma, almeno qui, alla Domenica delle Palme, vale anche per gli adulti:

Qui, le persone hanno dimenticato se stesse perché c’era Gesù.

Qui, l’entusiasmo era talmente grande,

che si afferrava tutto ciò che potesse servire a rendere onore a Gesù.

Che si trattasse di rami, strappati senza troppo riflettere dagli alberi o che fossero vesti che si portavano sul corpo.

 

Un rituale antico prevedeva che re e potenti fossero ricevuti, al loro arrivo, con un tappeto di panni e stoffe.

Fino ad oggi, si è conservato l’uso del tappeto rosso, che viene srotolato ad ogni visita di Stato.

 

E se allora, a Gerusalemme, le autorità cittadine non srotolarono un tappeto rosso a Gesù, fu il popolo semplice a farlo.

La gente distese per terra, spontaneamente, quel che aveva.

Tutti dovevano vedere che Gesù veniva come un re.

Alzate le prote, il vostro re viene.

Non ospite di Stato da sacerdoti e scribi e nemmeno da Pilato e da Re Erode, ma re del popolo semplice.

E pertanto le vesti stese a terra e i semplici rami nelle mani della gente hanno qualcosa di commovente:

Sono i segni infantili, semplici, poveri del riconoscimento di Gesù.

Questo Re non ha bisogno di protocollo ufficiale e di banda militare.ù

Cerca e vede i mezzi semplici dei suoi amici.

Guarda al cuore da cui essi provengono, e questo è più importante della loro perfezione.

 

Ma non si tratta solo dell’entusiasmo e dell’accoglienza di un re.

Le vesti per terra hanno un significato ancora più profondo.

Gli abiti fanno la gente, lo sappiamo.

Chi siamo, che cosa abbiamo è mostrato dai nostri abiti.

Gli abiti sono la nostra protezione dal caldo e dal sole.

 

Se depongo i miei vestiti, mi consegno, mi rendo attaccabile e vulnerabile.

Se depongo i miei vestiti, rinuncio alla mia protezione e alla mia facciata.

Nell’Antico Testamento si racconta come un giorno Ieu fosse, a sorpresa, unto re d’Israele.

Nel passo relativo, è detto che, quando Ieu comparve davanti ai suoi uomini, “ognuno di essi si affrettò a togliersi il mantello e a stenderlo […] su per i nudi gradini” (II Re 9, 13).

Segni di sottomissione e di riconoscimento.

Il messaggio è chiaro: apparteniamo a te; ci sottomettiamo a te.

 

Come persone moderne, oggi non deponiamo più vesti davanti a qualche personaggio.

E non dobbiamo nemmeno assoggettarci in tutto e per tutti a qualche potente, che si tratti di un politico o del nostro superiore.

 

Ma il messaggio profondo della Domenica delle Palme è chiaro:

Le persono non hanno solo giubito e onorato Gesù, ma hanno deposto la loro vita davanti a lui.

Hanno messo a terra, davanti a lui, le loro vesti, con tutte le loro macchie e toppe, con gli strappi e i buchi.

E così facendo hanno deposto davanti a lui le loro vite, con tutti i danni d’immagine, tutte le ferite e le cicatrici, con tutti i punti di forza e di debolezza.

È questo che vuole il Re sull’asino, Signore della nostra Chiesa.

Non vuole giubilo esteriore e hurrà facili,

ma vuole la nostra vita, la nostra vita aggrovigliata, il nostro bisogno di protezione, la nostra immagine davanti alla gente.

Vuole che, davanti a lui, lasciamo cadere i rivestimenti.

 

Possiamo continuare a tenere da conto i nostri abiti.

Possiamo continuare ad educare i nostri figli alla cura degli abiti.

Possiamo continuare a togliere le macchie dai nostri abiti, secondo tutte le regole dell’arte.

 

Ma la nostra vita è proprio ciò che dobbiamo deporre davanti a questo Re, che oggi festeggiamo.

E sono sicuro che non diventerà più calpestata e più sporca di quel che è già e che invece quello è il luogo migliore dove possa essere.

O, per meglio dire:

Sulla via di Gesù, sulla quale non dobbiamo nasconderci dietro ogni genere di abito,

ma dove veniamo visti come siamo.

A prescindere dalle macchie di sporco.

Amen.

 

I Lettura: Isaia 50, 4-9

 

4 Il Signore, DIO, mi ha dato una lingua pronta, / perché io sappia aiutare con la parola chi è stanco. / Egli risveglia, ogni mattina, risveglia il mio orecchio, / perché io ascolti, come ascoltano i discepoli.

5 Il Signore, DIO, mi ha aperto l’orecchio / e io non sono stato ribelle, / non mi sono tirato indietro.

6 Io ho presentato il mio dorso a chi mi percoteva, / e le mie guance a chi mi strappava la barba; / io non ho nascosto il mio vòlto / agli insulti e agli sputi.

7 Ma il Signore, DIO, mi ha soccorso; / perciò non sono stato abbattuto; / perciò ho reso la mia faccia dura come la pietra / e so che non sarò deluso.

8 Vicino è colui che mi giustifica; / chi mi potrà accusare? / Mettiamoci a confronto! / Chi è il mio avversario? / Mi venga vicino!

9 Il Signore, DIO, mi verrà in aiuto; / chi è colui che mi condannerà? / Ecco, tutti costoro diventeranno logori come un vestito, / la tignola li roderà.

 

II Lettura: Filippesi 2, 5-11

 

5 Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, 6 il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, 7 ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; 8 trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. 9 Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, 10 affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, 11 e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre