Giovanni 17, 20-26

 

20 Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola: 21 che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch’essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato. 22 Io ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno come noi siamo uno; 23 io in loro e tu in me; affinché siano perfetti nell’unità, e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato, e che li ami come hai amato me. 24 Padre, io voglio che dove sono io, siano con me anche quelli che tu mi hai dati, affinché vedano la mia gloria che tu mi hai data; poiché mi hai amato prima della fondazione del mondo. 25 Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato; 26 e io ho fatto loro conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere, affinché l’amore del quale tu mi hai amato sia in loro, e io in loro».

 

 

Cara Comunità!

Basta distanza!

Non ne siete stufi? Sono mesi che manteniamo la distanza; abbiamo dovuto farlo; dovremo in futuro mantenere la distanza.

Distanza di un metro, di due metri; anche qui, in chiesa.

Dolorosamente, questa distanza entra anche nelle nostre famiglie: tra nonni e nipoti, tra sorelle e fratelli.

Con questa distanza, che ci salva, è entrato da noi un ospite che ha cambiato completamente la cultura di questo Paese. Qui, di solito, ci si avvicina; ci si abbraccia; ci si bacia, mostrando, così il proprio amore.

Ed ora ci sono mascherine e distanza.

I segni della vicinanza e della cordialità sono cancellati.

Molte cose diventano fredde e sterili.

 

Adesso, siamo davvero stufi della distanza.

E adesso, oggi, celebriamo anche il fatto che Gesù mette distanza tra lui e noi.

Gesù lascia i suoi discepoli, dopo anni di comunione stretta, e ascende al cielo.

Ne nasce una distanza di molto più di due metri.

 

Ascensione significa: Gesù mette distanza.

Dopo 30 anni visibili, percettibili, storicamente tangibili, lascia la terra e ritorna da Dio, nell’Oltre.

Ritorna al Padre, nella sua gloria. Bene per lui.

 

Così recita il Vangelo di Giovanni (17, 4-5):

“Padre, io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuto l’opera che tu mi hai data da fare. Ora, o Padre, glorificami tu presso di te della gloria che avevo presso di te prima che il mondo esistesse.”

 

Con l’Ascensione di Gesù, col suo ritorno al Padre, si chiude il cerchio, il suo cerchio.

E noi restiamo indietro. E lo seguiamo con lo sguardo, a distanza sicura, abissale?

Noi lo ricordiamo, lo onoriamo, lo proclamiamo.

Ma nasce questa distanza gigantesca, ottica, anche dolorosa.

Per la maggior parte delle persone, è motivo sufficiente per non guardare più a Gesù.

E noi, all’Ascensione, è questo che celebriamo ancora?

Stiamo qui a bocca aperta (anche se non si vede sotto la mascherina), fissando il vuoto?

 

Cari amici, se celebriamo davvero l’Ascensione, allora oggi gli angeli devono venire da noi, come fecero in quel tempo, andando dai discepoli, secondo quanto abbiamo sentito riferire dagli Atti degli Apostoli (1, 11), per dir loro:

“Uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo?”

Non guardate la distanza! Guardate di quale genere di distanza si tratta!

 

I

In primo luogo, è una distanza salutare:

Gesù non va via. Gesù non ritorna indietro.

Gesù siede lì, alla destra del Padre, per essere ugualmente vicino a tutti noi.

Allora, in Galilea, era stato vicino sempre e solo a singoli: ai discepoli, alle donne, ai presenti: a persone legate allo spazio e al tempo.

E il resto del mondo restava senza.

Dal cielo è vicino nello stesso modo a tutti noi. Ascolta le nostre preghiere; cammina al nostro fianco; compare, invisibile, in mezzo a noi.

Suona paradossale, ma è vero: Gesù dovette mettere distanza per essere vicino a noi. Allora, c’erano Pietro e Giacomo, la cerchia degli intimi e le masse, i vicini e i lontani.

Adesso, tutti i credenti sono “in rapporto ugualmente immediato con Dio.” (L. von Ranke).

Questa distanza non è fredda, ma è salutare.

Gesù opera da lì. Gesù interviene per noi presso suo Padre.

“Padre, non prego soltanto per questi (cioè i discepoli), ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola” (siamo noi!).

Siamo noi, sono i portatori di mascherine, traumatizzati dalla pandemia di coronavirus del 2020. E Gesù è noi che tiene d’occhio, da lassù.

“God is watching us – from a distance“ (Bette Middler).

 

II

Ma, cari amici, non voglio usare eufemismi, parlando di questa distanza di Gesù, perché, in secondo luogo, si tratta di una distanza limitata nel tempo.

Tra le richieste di Gesù al Padre, c’è anche quella che diventiamo “uno” con Gesù.

“Padre,io ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno come noi siamo uno.” (Gv 17, 22).

Con ciò non s‘intende l’ecumenismo tra le confessioni, anche se noi lo usiamo così volentieri in tal senso.

Ma s’intende la cancellazione della distanza spaziale.

Se siamo una cosa sola, allora siamo vicini gli uni agli altri.

Se siamo una cosa sola con Cristo, allora siamo con lui, in cielo.

E quindi, coerentemente con ciò, la preghiera di Gesù continua così:

“Padre, io voglio che dove sono io, siano con me anche quelli che tu mi hai dati” (Gv 17, 24).

Gesù non va via, ma precede.

Gesù ci prende con sé, un giorno. Gesù vuole che, un giorno, siamo da lui.

La sua distanza da noi, presa con l’Ascensione, è una distanza limitata nel tempo.

Questa distanza non dura per sempre. Un giorno, Egli ci prenderà tra le sue braccia. Alla fine c’è la vicinanza, non c’è la distanza!

 

All’Ascensione, abbiamo a che fare con una distanza sopportabile da Gesù.

Perché è una distanza salutare e limitata.

Può suonare un po’ kitsch, ma è così:

l’amore getta un ponte per superare questa distanza.

Così come anche noi possiamo sentire ed esprimere affetto e amore nella distanza spaziale e fisica.

Con l’Ascensione, Gesù si mette ad una distanza salutare e limitata nel tempo.

 

Prendiamo questa verità eterna, profonda dell’Ascensione e inseriamola tranquillamente nella nostra situazione attuale, durante quest’epidemia.

La distanza può avere senso.

La distanza avrà fine.

 

Finché l’amore abbraccia e sostiene questa distanza.

L’amore di Dio, comunque, lo fa. Amen.